Nick Tosches. Con Me all’Inferno (Hellfire). Una biografia di Jerry Lee Lewis

Ed. ALET 2010

Le pose di Elvis sul palco erano moderate rispetto a quelle di Jerry Lee.

L’edonismo di Elvis risiedeva primariamente nella sua musica. Quello di Jerry Lee avviluppava anche il suo stile di vita.

Elvis confinava al palco i suoi movimenti sensuali e manteneva i suoi appetiti nel  privato mentre le ‘indiscrezioni’ di JerryLee erano sempre argomento da prima pagina.

Nel caso di Jerry Lee, musica e uomo pubblico sembravano la stessa cosa e Lewis sbandava continuamente tra salvezza e dannazione…

(Bill C. Malone – storico della country music)

 Io dovrei rigettare ogni cosa che riguardi Jerry Lee Lewis perché mi ha stroncato sul nascere una carriera da promoter musicale: nel 1991 lo avevo scritturato per uno show al festival country Pickin’ in quel di Torino, la prevendita era andata molto bene e mi aspettavo il sold out del Palasport; avevo inviato a Linate ad attenderlo una troupe con auto americane vintage per offrirgli una parata trionfale nelle vie del centro cittadino. Lui non arrivò e solo alla sera il suo manager italo-americano telefonò per avvertire che ‘il Killer non era partito per un’infezione alle vie uditive che gli impediva di volare’, la più classica delle false giustificazioni. Così, ad anticipi già pagati, si cancellavano la mia e altre date europee (Parigi e Atene). Avrei dovuto sapere che Jerry Lee era un musicista a forte rischio di no-show malgrado le garanzie contrattuali; avrei forse dovuto leggere allora questo libro di Nick Tosches del 1982, ma pubblicato solo quest’anno in Italia, che offre una visuale completa del personaggio, dei suoi successi artistici e dei suoi limiti personali nei suoi primi 40 anni, fino al 1982. E lo fa ottimamente dipingendo con realismo ed efficacia straordinari prima l’ambiente socio-culturale d’origine, quello dei bianchi poveri del Sud, e della sua famiglia fin dall’arrivo nel Nuovo Continente dal Galles  nel 1785 (‘i Lewis…bevitori scatenati. E inveterati giocatori d’azzardo…Proprio dei gran casinisti…’); poi i pesanti condizionamenti religiosi del rito

Pentecostale abbracciato da tutta la famiglia (un cugino primo, Jimmy Swaggart fa carriera come predicatore) che determinano un’atmosfera greve, di peccato, ossessioni, e di disperata, costante ricerca di irraggiungibile redenzione. Il Jerry Lee di Tosches lo riconosciamo: una vita di eccessi da povero-arricchito, un ego smisurato, un carattere impossibile ma un musicista geniale ed un performer senza eguali sul palco. Un percorso artistico che casualmente si incrocia con quel breve fenomeno passeggero chiamato rock&roll e che invece parte dal gospel bianco, dal country e su questi innesta la ritmica e le sonorità dei neri con cui ogni bianco del Sud  degli anni ’40-‘50 ha un rapporto ambivalente: di diffidenza, di superiorità razzista ed allo stesso tempo di attrazione inconscia, di curiosità. Memorabile il racconto del suo primo (ed ultimo) show all’Apollo Theatre di New York nel 1958 quando, non ancora al culmine del successo, risentito per essere stato piazzato da Alan Freed prima di Chuck Berry, scatena la platea, conclude dando fuoco al pianoforte ed esce nel tripudio generale incrociando Berry nel backstage a cui con voluta indifferenza dice ‘Tocca a te, negro.’

Un cumulo di aggressività repressa nel suo ambiente famigliare white trash affiora fin dai primi tempi del successo e lo accompagnerà tutta la vita: deve essere il primo e il migliore, lui contro tutti: contro Elvis, contro i colleghi, contro il pubblico che gli va bene solo quando lo adora e in definitiva contro le sue origini, la legge e se stesso. Solo quattro sono i suoi idoli dichiarati: Al Jolson (autore e interprete di blackface minstrels music), Jimmy Rodgers (la prima superstar country negli anni 20-30), Hank Williams e lui stesso. Ma si dimentica il whiskey e le armi da fuoco.

Chi è interessato all’ambiente musicale dell’epoca si troverà immerso nel mondo della discografia, dei manager, delle radio, degli honky tonks del sudovest, un mondo in cui il Killer (soprannome guadagnato per aver gettato la petulante sorella maggiore da una scarpata) si getta imprudentemente a capofitto ma che sente perfettamente naturale. Troverà Johnny Cash, Elvis, Carl Perkins, Sam Phillips e la Sun Records, Cowboy Jack Clement, la sorellina minore Linda Gail Lewis, Ray Price. Troverà un Jerry Lee ‘bigger than life’, posseduto dai demoni della sua musica, che si dimena tra successi e rovesci, matrimoni falliti, risse, arresti e processi in una sequenza sempre più accelerata, allucinata. La narrazione di Tosches, giornalista musicale, autore di Country: The Biggest Music in America, di The Unsung Heroes of Rock&Roll e di Living High In the Dirty Business of Dreams, biografia di Dean Martin, è solenne,  ispirata ed efficace nel riversare nello stile l’arcaismo di una religiosità immanente e l’atmosfera di una società rurale in corso di dissoluzione. Il risultato è un’ epica biografia americana che racconta l’uomo, la sua musica, il successo, la caduta e la resurrezione di un mito contemporaneo (Jerry Lee è ancora in attività. E’ del 2010 il suo CD Mean Old Man). 

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

One Response to Nick Tosches. Con Me all’Inferno (Hellfire). Una biografia di Jerry Lee Lewis

  1. Franz says:

    Il suo ultimo cd Mean Old Man, se consideriamo l’età del musicista, a parer mio è un capolavoro, impreziosito con duetti speciali con veri e propri mostri sacri del rock!

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