Shrinking Cities

Nel mio costante confronto con quanto succede qui da noi ed oltreoceano, oggi mi cade l’occhio su qualcosa di rilevante in materia di ambiente. La notizia è che di fronte alla diminuzione di abitanti nelle città industriali per colpa della crisi economica e conseguente abbandono di aree fino a ieri popolate, la ricetta proveniente dallo Stato del Michigan, nel Midwest, è quella di far abbattere le case vuote per restituire la spazio alla natura creando al loro posto prati, boschi,fiumi e laghi artificiali. Nella città di Flint, Michigan,1100 edifici sono già stati abbattuti ma il piano prevede che altri 3000 seguano lo stesso destino. L’amministrazione federale ha raccolto l’idea ed ha messo in cantiere un piano nazionale per ripetere su grande scala l’iniziativa di Flint. Il fine è quello di restituire quanto più terra possibile alla natura affinchè chi rimane sia circondato da prati e boschi e non da deserti di cemento inabitato.

Mi colpisce inoltre sapere che nella contea di San Diego, California, è stata varata una legge locale che obbliga a sottoporre al giudizio della comunità interessata tramite referendum qualsiasi piano di ‘sviluppo’ edilizio/commerciale.

Chi come noi ha a cuore le sorti della natura e vorrebbe che molte più risorse fossero utilizzate per trovare soluzioni a questo nostro modo di vita alienante e insostenibile per l’ambiente, non può che rallegrarsi di notizie come queste. Noi, provinciali dell’Impero, andiamo controcorrente, come sembra: in Italia l’edilizia divora ogni anno 250.000 ettari di territorio, secondo un recente rapporto europeo, e negli ultimi 15 anni abbiamo distrutto 3.663.000 ettari di ambiente naturale. Da noi le aree verdi sono concesse dai Comuni alla speculazione edilizia come aree industriali per ottenerne i tributi e nel giro di alcuni anni vengono trasformate consapevolmente, via piano regolatore, in terreni edificabili cosicchè chi le aveva acquistate a basso prezzo vi può costruire condominii guadagnandoci sul valore dei terreni.  Così oltre ad un numero spropositato di centri commerciali, nascono nuovi, brutti, quartieri destinati ai fuggiaschi dalle città o a rimanere inutilizzati a lungo visto che il mercato immobiliare è fermo. Ma nel frattempo, anche a fronte di un esodo significativo, le città aumentano le aree abitative. In un paese di 60 milioni di abitanti (in aumento, visti i recenti dati sull’immigrazione) pochi si chiedono il perché di questa ulteriore diversità di atteggiamento tra noi e gli USA. Forse che i problemi attuali sono così diversi o è diverso il modo di considerarli?

In California si impongono strumenti consultivi preventivi contro l’eccesso di sviluppo e qui si promette l’esercito contro comunità mai interpellate, come quella della Val di Susa che non vuole che si distrugga la valle per progetti di alta velocità obsoleti già nei presupposti. Qui vogliamo le centrali nucleari, e la città di Austin, Texas, investe milioni di dollari sull’energia eolica e cede 2500 ettari di suolo per una centrale che dovrà produrre energia solare. Là si riflette su come controllare lo sviluppo eccessivo e qui continuiamo imperterriti a coprire la penisola di cemento in nome dello ‘sviluppo’. Uno sviluppo che odora di malversazioni, mafia e finanziamenti trasversali.

Da che parte stiamo noi ? – chiedeva Woody Guthrie in musica agli americani negli anni della Grande Depressione. Che sia arrivato il momento anche per noi di chiedercelo, vedendo le nuove case che strangolano sempre più la nostra necessità di vivere più in sintonia con la natura?  (F.S.)

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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