Le responsabilità della rabbia

I sostenitori della non violenza a tutti i costi come forma di lotta democratica e accettabile dalle nostre regole sociali dovrebbero riflettere alla luce di quanto successo in Italia da una decina d’anni a questa parte, tanto per darci dei termini di partenza. In tal selezionato limite di tempo si sono succedute due crisi mondiali, una originata dai Paesi emergenti dell’Estremo Oriente e peggiorata dai rivolgimenti geopolitici seguiti all’11 Settembre; l’altra, quella che stiamo vivendo ancora oggi e che ha messo seriamente in pericolo gli equilibri finanziari  internazionali. In questo lasso di tempo si sono susseguiti in Italia cinque governi (compreso l’attuale) e la situazione economica del paese è progressivamente peggiorata. La nostra classe politica non ha certo fatto scelte di grande cabotaggio limitandosi a tentare di controllare i cambiamenti con pezze provvisorie o con leggi scombinate che qualcuno ha sempre voluto chiamare ‘riforme’ ma che tali nei fatti non sono mai state neanche nella definizione specifica dei singoli settori (vogliamo chiamare riforme le poche privatizzazioni?). A fronte dell’appello europeo per ridurre in 20 anni del 20% le emissioni inquinanti, il modello di sviluppo non è mai neanche stato messo in discussione, tantomeno in Italia dove la media borghesia si è ritrovata piccola e così via all’indietro, dove la malavita organizzata si è estesa al Parlamento, dove il territorio violentato dalle amministrazioni comunali con cemento e centri commerciali e edilizia abusiva si è indebolito, dove la campagna è arretrata nella misura di 250.000 ettari all’anno, dove i giovani hanno imboccato la strada del precariato a vita, dove cassa integrazione, licenziamenti e attacco alla contrattazione collettiva hanno eroso la sopportazione dei lavoratori dipendenti. Non stiamo poi a parlare delle famose piccole imprese, cosiddette gioiello dello sviluppo italiano, che sono state abbandonate a se stesse.   Ebbene, malgrado tutte queste piacevolezze abbiano tartassato il corpo sociale, gli italiani si sono comportati in modo più che civile: hanno alimentato il volontariato, hanno dato vita a comitati spontanei e centri sociali per affrontare i guai locali, hanno manifestato sempre pacificamente (salvo essere comunque aggrediti pesantemente, come a Napoli e a Genova nel 2001, per cecità autoritaria), hanno scalato tetti, gru, hanno ripopolato simbolicamente isole e carceri, hanno fatto lezioni per strada, scioperi, girotondi, ecc. dando fondo alla migliore e proverbiale fantasia nazionale…ma non è successo mai nienteQuesto è il fatto grave che sposta ogni responsabilità sulla classe politica che ci ha governato finora. La riforma Gelmini è stata approvata malgrado anni di protesta pacifica; in Val di Susa non è stata tirata una sola  pietra in vent’anni di lotta all’Alta Velocità… con nessun risultato: il comitato d’affari di partiti e developers non fa che ripetere: La Tav si farà!, e prepara la seconda militarizzazione del territorio.

Gli ipocriti che invocano sempre e solo ‘il confronto democratico’  dovrebbero rendersi conto che la rabbia è cresciuta, si è diffusa insieme alla frustrazione nel constatare che ‘il confronto democratico’ è limitato alla protervia del Potere ed alla pazienza della gente. I segnali che stiamo  ricevendo da qualche settimana dicono che la rabbia ha cominciato a tracimare in forma spontanea. E che con la rivolta, come a Terzigno, si ottengono risultati. Il passo successivo è quello della forma organizzata. Nessuno dica di non esserne consapevole e le responsabilità siano chiare.

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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