Ipocrisie da salotto e manipolazione dell’informazione

Ci risiamo. 100.000 studenti scendono in piazza a Roma per protestare contro un ‘governo’ che sancisce con la Riforma Gelmini la loro condanna alla precarietà permanente; ne seguono disordini e violenze come da tempo non succedeva mentre all’interno dei Palazzi del Potere deputati e Senatori si insultavano e venivano alle mani. Naturalmente, i mezzi busti di TUTTE le Tv ed i giornali hanno subito cominciato la gara a chi snocciolava più ‘condanne’ della violenza della piazza: tutto meno la violenza! Nelle tante interviste tra ieri e oggi, una domanda-assist per costringere il soggetto a declamare pubblicamente la propria ‘condanna’ era immancabile. Ci si è messo anche Saviano, reduce dai suoi edulcorati interventi in tv, a discettare sulla violenza che si ritorce sulle ragioni di chi protesta, ecc…Su Repubblica, Giuseppe D’Avanzo usuale fustigatore di Berlusconi smentisce i suoi stessi colleghi che raccontano di un coinvolgimento generale negli scontri, dicendo che erano duecento facinorosi (ad imprgnare la polizia su più fronti).  E poi vi raccomando l’originalità dei commenti: ovviamente ‘i violenti’ sono sempre una minoranza (salvo poi vedere immagini di una massa enorme di dimostranti che fronteggia la polizia) e ovviamente ‘i violenti’, chissà perché, vengono sempre ‘da fuori’ (e certo! quella di ieri era una manifestazione nazionale) : le comunità di ‘protestatari’ sono sempre sane e democratiche anche quando, come a Terzigno, sono centinaia i cittadini della zona che si scontrano con la polizia, mamme, nonne e ragazzini compresi ma ci sono sempre gli ‘infiltrati’ che sono cattivi e ‘da non confondere con i ‘buoni’ del luogo. O come in Valle di Susa che conta 70.000 abitanti, fa manifestazioni da 40.000 ma, come mi diceva quest’estate Paola Pozzi (ex Assessore torinese PD), ricevono sicuramente gente ‘da fuori’: mi assicurava che, avendo visto esposta a Genova una bandiera No Tav si era convinta che diversi ‘esterni’ giungessero da lì… Vorrei che si ricordassero tutti che i veri black blocks li ha inventati Cossiga nel 1977 disponendo l’infiltrazione di agenti in borghese nei cortei per provocare disordini e permettere l’intervento pesante della polizia. Fu così che morì Giorgiana Masi. E chi si scorda i black blocks genovesi del 2001 fotografati e filmati insieme agli agenti in divisa? Altri non se ne trovarono, neanche a sorpresa nella Diaz…

Tutti quei commentatori campioni della non violenza  non hanno niente da dire se cinque, dieci poliziotti si accaniscono su ragazzini inermi. Ma si sa, i poliziotti sono stressati ed è naturale che si sfoghino: colpa di chi protesta.

Nelle cronache si sono sprecate le segnalazioni dei caschi dei dimostranti come prova inoppugnabile di premeditazione e preparazione alla violenza quando non sono altro che umana preoccupazione per la propria incolumità;  quando per poter protestare si sa di poter subire la violenza di reparti-killer impunibili  (a quando la richiesta che compaiano numeri di identificazione sui caschi dei poliziotti in ordine pubblico?). Tutto il resto (petardi, palloncini pieni d’acqua, scudi di cartone, pietre) non era altro che ordinario materiale di autodifesa in piazza.

I giornali stranieri hanno correttamente messo in relazione quanto succedeva in sede istituzionale con le proteste nelle strade: Fiery protests (Ardenti, appassionate, proteste)  intitolava il New York Times.

Allora, tanti miei più illustri colleghi giornalisti o ci sono o ci fanno, cioè o sono consapevoli di usare tecniche di manipolazione dell’informazione, e si prestano a farlo senza esitazioni (credo la maggior parte dei casi) perché sono politicamente schierati, o sono basilarmente dei conformisti che fanno pessima informazione attingendo per pigrizia ai luoghi comuni ed alle frasi fatte. Se no (terza ipotesi), sono probabilmente solo ignoranti e riassumono in sé indirettamente le due caratteristiche di cui sopra.

Per quanto riguarda invece la violenza il discorso si fa più complesso. Certo a chi guarda scontri di piazza dal caldo del suo salotto o dalla poltrona del proprio ufficio, la violenza appare sempre ‘terribile’, ‘da evitare’, ‘estranea al confronto democratico’, ecc.Dovrebbero forse trovarsi al posto di chi è in condizioni critiche, precario, disoccupato, cassintegrato, senza prospettive per sé e per i figli in un paese ridotto come è il nostro e con l’esempio di una classe politica in gran parte corrotta, collusa con la malavita, che bada prevalentemente a conservare il proprio potere utilizzando a tal fine anche il denaro pubblico, per capire come e quanto ci si possa arrabbiare. Facciamoci una domanda: in un’Italia simile, come possono uno o più cittadini esprimere dissenso o protesta senza suscitare reazioni indignate? Comprando una pagina di giornale, forse? Perché abbiamo di quest’anno assistito a denunce di ‘squadrismo’ (Fassino) per proteste pacifiche contro, per esempio, i Bonanni, i Dell’Utri, i . Ormai anche solo i fischi  sono etichettati come ‘violenza’, ‘metodi antidemocratici’. Si dirà che sono ammesse solo proteste pacifiche salvo poi mandare la polizia ad aggredire per esempio i valsusini che hanno da sempre resistito dichiaratamente solo in modo pacifico alle prepotenze dei comitati d’affari dell’Alta Velocità (a meno che le palle di neve vengano considerate inammissibili armi improprie o uno sfregio intollerabile). Riflettiamo su questo e su quanto si possa essere arrabbiati e disperati nell’Italia di oggi in attesa che dopo gli studenti si arrabbino pure i loro padri e allora ne vedremo delle belle.

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

One Response to Ipocrisie da salotto e manipolazione dell’informazione

  1. cristina says:

    ho timore che le madri e i padri degli studenti non si arrabbino più. Martedì era convocato un presidio davanti alla prefettura in piazza castello per le 17.00, Purtroppo eravamo i soliti 50 noti e brizzolati,altri non si sono visti.

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