Moby Grape

Moby Grape Live

Historical recordings 1966-1969

(Sundazed)

Un disco che interesserà soprattutto a chi ha vissuto la stagione del rock californiano negli anni in cui Jefferson Airplane, Grateful Dead e, appunto, questi Moby Grape erano il punto di riferimento della scena hip e psichedelica di San Francisco. Il primo disco dei Moby Grape uscì nel 1967 in Italia grazie alla Ricordi. Chi ce l’ha (come il sottoscritto) lo comprò probabilmente per caso, sulla fiducia dei dati di provenienza, sull’impatto della copertina che parlava un linguaggio immediatamente comprensibile e sulla scorta degli entusiasmi dell’epoca. Era un rock acido, scatenato, proveniente da una formazione insolita, preludio a quelle dei gruppi di rock sudista della Capricorn anni ’70: tre chitarre (Peter Lewis, Jerry Miller ed il genio bizzarro Alex ‘Skip’ Spence), basso (Bob Mosley), una batteria fulminante (Don Stevenson), cori a tre voci. Contendevano il primato della Baia proprio ai Jefferson Airplane e per breve tempo li surclassarono. Il secondo album, Wow!, fin dalla grafica artistica di copertina che è ancora tra le più famose dell’epoca, ne rivelò vieppiù il lato psichedelico: ineguagliabile la trovata di inserire un fox trot-tributo al Re dei singing-cowboys Gene Autry da ascoltare commutando il giradischi a 78 giri! La perdita di Spence che non resistette allo stress del successo e si ripiegò sui propri malesseri mentali riportò i Grape ad una dimensione più ‘normale’, addirittura ad un recupero di sonorità folk-rock, ma sempre molto apprezzabile con i successivi M.G. 69 e Truly Fine Citizen. Poi fu la notte. Dal vivo erano una forza della natura che viene svelata appieno in questo Live di registrazioni inedite recuperate dalla Sundazed. Si tratta di tre set: il primo, purtroppo il meno godibile, anzi abbastanza inascoltabile, per il mixaggio inesistente, è del 1967 all’Avalon Ballroom di Frisco; il suono è ruvido, potente ma sbilanciato sulle voci e privo delle frequenze intermedie. Meglio gli altri due, cioè l’intero show al celeberrimo Monterey Pop Festival nello stesso anno, quattro brani al fulmicotone: una furiosa Indifference, la strana, tosta Mr. Blues, la lenta elettrica Sitting By the Window e Omaha, loro signature song, entusiasmante. Il terzo set è tratto da un concerto in Olanda del 1969, già senza Spence, che comprende l’altro hit Fall On You, un interseco di cori e chitarre a gran velocità, la bizzarra Murder In My Heart For the Judge, la lenta e un po’ abbacinata I am Not Willing, il rock-quasi country Truckin’ Man. A completamento, una rara versione di Sweet Little Angel di B.B. King registrata nel 1967 e l’acida improvvisazione chitarristica Dark Magic in atmosfera swamp-voodoo, del 1966. In attesa delle ristampe digitali degli album originali, da non perdere, questo Live è un articolo sicuramente valido e interessante per collezionisti, nostalgici del West Coast sound e fans collaudati dei Grape.

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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