Ricordare Pietro Bruno. Per una giustizia vera, non solo giudizi storici.

A Roma il 22 novembre 1975 Pietro Bruno, ragazzo del quartiere Garbatella, studente dell’Armellini e militante di Lotta Continua , cadeva colpito a morte da alcuni colpi di arma da fuoco sparati alle spalle da uomini delle forze dell’ordine durante una manifestazione a sostegno della guerra  del popolo angolano contro il colonialismo. Aveva 18 anni. La sua agonia durò un giorno e una notte. Morì il 23 di novembre.
Il primo proiettile che raggiunse Pietro alla schiena fu esploso dal carabiniere Pietro Colantuono. Il secondo colpo mentre era già a terra morente fu esploso dal poliziotto in borghese Romano Tammaro. I due furono inquisiti e prosciolti dal giudice istruttore Pasquale Lacanna perché – si legge nelle motivazioni dell’ ordinanza – “agirono in difesa dei superiori interessi dello Stato”.
Dov’è l’attualità?
Anche Pietro, come  la Masi, Giuliani, Sandri, Cucchi e tanti altri, non ha mai avuto giustizia, come le vittime di Piazza Fontana e di Brescia e di tutte le altre stragi e misfatti del Potere. Cucchi ha fatto la fine di Serantini, picchiato a morte in una cella da uomini in divisa già nel 1969. Le violenze del Potere sono sempre uguali.

Chi oggi, comprese le associazioni di vittime del terrorismo, chiede alla giustizia di accanirsi sui singoli rimasti in carcere o in regime di costrizione o  lamenta che l’Italia sia ancora divisa dagli eventi degli anni 70-80 non vuole capire che non potrà mai esserci riappacificazione e chiarezza senza la denuncia chiara delle responsabilità politiche, con il loro nome. Non basta dire ‘pezzi dello Stato’, è un modo per dire tutto e niente e salvare ipocritamente gli individui. Sarebbe ora di fare nomi e sigle: la Democrazia Cristiana, per esempio, che con Rumor, Leone, Andreotti, Moro, Cossiga ha pilotato la strategia della tensione, ha fatto uso dei fascisti del MSI, di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, ha supervisionato e diretto i depistaggi dei suoi Sifar, Sid, e via con le sigle, ha nutrito i Guida e i Calabresi che dalle Questure indirizzavano le indagini dove faceva comodo al potere politico e gestivano l’ordine pubblico in maniera tale da acuire sempre più lo scontro e costringere a scelte estreme una generazione sconfitta non migliorando la società ma manu militari. Fu Cossiga ad introdurre l’uso di agenti in borghese armati nei cortei per provocare disordini e poterli reprimere nel sangue (vi ricordano qualcosa i fantasmatici ‘black blocks’?), fu lui ad affiancare Segni nel progetto di golpe nel 1964 e, come documenta Sergio Flamigni nel suo libro Fantasmi del Passato, ad avere un ruolo oscuro da allora in ogni trama contro la Repubblica. Recentemente un Epifani è riuscito a definirlo ‘amico dei lavoratori’, e questo la dice lunga sulla natura di antiche amicizie e complicità… Altro che ‘Emerito’, altro che eroi della Patria, altro che Partiti della libertà! Ci sarà mai chi troverà il coraggio di parlare chiaro (magari prima che siano tutti morti e che ci sia il tempo di mandarne qualcuno in galera)? Il Paese vuole Giustizia vera, non solo giudizi storici. Solo allora si potrà parlare di riconciliazione.

Che comincino per esempio ad ottemperare all’appello pubblico diffuso in questi giorni per togliere il segreto da tutti gli archivi utili a trovare verità ancora celate. Non c’è niente di sovversivo: negli Usa è in vigore da almeno 10 anni il Freedom of Information Act (FOIA); ha parecchie limitazioni ma molte informazioni sono state ottenute anche dai singoli cittadini. Ci arriveremo mai o il nostro è un paese irrimediabilmente malato?

Sabato 27 Novembre 2010, alle ore 17,30 a Roma davanti all’ambasciata angolana verrà depositata una corona alla lapide dedicata a Pietro Bruno. A seguire a Roma XI, Festa d’inizio attività annuali della scuola popolare intestata al suo nome e incontro pubblico sul tema “Per un’ecologia dei luoghi della formazione”.

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Info mavericknews
Organizzatore di eventi, laurea e master all'Università del Texas in Studi Americani, giornalista pubblicista dal 2009. Direttore della rivista American West, si dedica poi alle tematiche ambientali e alla cronaca delle lotte sociali. I suoi articoli sono stati pubblicati su Tg Maddalena, Tg Vallesusa, Valsusa Notizie, Prendocasa, Carmilla Online, Contropiano. Ha co-prodotto l'inchiesta filmata La Baita- Presidio No Tav in Val Clarea. Per Lu:Ce edizioni, ha pubblicato Resa dei Conti alla Maddalena. 2010-2011. Diario di due anni di lotta contro l'Alta Velocità in Valle di Susa.

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